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Il Teatro Massimo Vincenzo Bellini e il Teatro dell'Opera di Pechino

Etnei e cinesi: incontro tra titani

La grande musica non conosce confini


Se l'arte è universale oggi più che mai è stato dimostrato che l'arte riesce a supera ogni barriera strutturale e mentale. Un plauso all'assessorato regionale del Turismo, Sport e Spettacolo, insieme all'Associazione culturale Woodstock e la Peking Opera Theater Company, la collaborazione dell'Opera Italiana e del Teatro Massimo Bellini, che hanno promosso il Festival dell'Opera di Pechino: affascinante, suggestivo, accattivante e a tratti surreale.
Un programma differente, variopinto e irripetibile confermato dalla diversità di programma svoltosi nelle quattro serate: "The Orphan Zhao", "Lu Bu and Diao Chan", "The Legend of White Snake" e "Peking Opera Gala".
A presentare le performance degli artisti provenienti dall'Oriente è l'attrice catanese Francesca Ferro. Il cast, composto da rinomati cantanti, eccelsi ballerini e spettacolari acrobati, rappresenta l'antica tradizione dell'opera cinese grazie anche ad abiti elegantissimi e pregiati, caratteristici costumi di antiche leggende durante le dinastie più nobili. I copioni antichi al punto che di molti non si sa neppure chi sia lo scrittore.
Particolari dettagli che ne distinguono la cultura teatrale orientale da quella occidentale sono dati dagli stessi personaggi che vengono interpretati con una codificazione diversa ed ognuno ha una propria storia, una propria timbrica vocale, una propria espressione, un tipico abito accentuato da una maschera dipinta sul viso. I colori di abiti e maschere sono sgargianti e variano dal bianco, che normalmente appartiene ai personaggi cattivi, il Rosso, spesso attribuito agli eroi e di seguito il verde, marrone, giallo e infine il nero che ne rappresenta il personaggio buono. Caratteristiche enfatizzate tipiche del genere, come l'imitazione, l'esagerazione ed il simbolismo, gesti pantomimici messi in risalto dal canto e dalle acrobazie.
Fra le 300 tipologie differenti di opera, l'opera Jingju (opera di Pechino) è tra le sei opere nazionali più conosciuta. Una forma d'arte che ha assunto i suoi tratti distintivi, e che custodisce ancora oggi, da circa due secoli durante la dinastia Qing, dalla quale l'opera prende nome. Si tratta di una particolare espressione artistica che combina in una sola performance recitazione, canto, musica e arti marziali. Il repertorio dell'opera Jiungju comprende oltre 1.000 opere, delle quali circa 400 sono rappresentate abitualmente.
Altra particolarità dell'Opera di Pechino è la presenza di un orchestra, elemento indispensabile che intona antiche musiche famose e scandisce i tempi sulla scena con rulli di tamburo. Tra i principali strumenti di accompagnamento ci sono l'huqin (un archetto a due corde), i gong e i tamburi, che conferiscono alla performance un'atmosfera tipicamente orientale. Il canto risonante, il dialogo - a volte umoristico - e le spettacolari acrobazie rendono lo spettacolo travolgente e affascinante. "Jingju" , nel 2010, è stata inclusa nella lista dei Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità dell'Unesco.

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